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Testo e foto di Fabio P. –

Dal 28 al 1° maggio, dopo due anni di stop, riapre al pubblico Automotoretrò (con annesso Automoto Racing) nella storica fabbrica del Lingotto, tempio del motorismo nazionale che ha avuto Torino come capitale.

C’è la voglia, d’incontrarsi, di fare business, di mostrare al pubblico i gioielli che hanno fatto la storia dell’automobilismo mondiale – in particolare italiano – e la kermesse torinese è stata l’occasione giusta. La prima del 2022: seguiranno a ottobre Padova e a novembre Milano.

Quante volte abbiamo pronunciato o sentito pronunciare “Non esistono più le auto di una volta”, abituati ormai ai SUV full electronic – e in futuro full Electric – cassoni ormai simili nella forma creati dalle memorie dei computer.

Credo il genere umano senta la necessità di rivedere, anche per qualche ora, il bello delle forme e della creatività dei designer del calibro di Pininfarina, Bertone, Giugiaro, dei carrozzieri (ma è più giusto chiamarli atelier) come Zagato, Touring, ecc. E di tecnici come Marcello Gandini, Walter De Silva, Sergio Scaglietti o Malcom Sayer con la sua Jaguar E-Type, Paolo Stanzani, Franco Scaglione, purtroppo non si possono citare tutti. Nomi che hanno impresso e caratterizzato un’epoca d’oro del motorismo, ma anche creatori di forme e stili che hanno caratterizzato le epoche. Dalle forme tonde e avvolgenti degli anni ’60, gli anni del boom economico, del rinnovamento generazionale e della dolce vita, a quelle squadrate degli anni ’70, anni rivoluzionari, simbolo di libertà, trasgressione, caratterizzati da una vera e propria esplosione di creatività in grado di esprimere simboli ed icone intramontabili, al ritorno di linee morbidi e tondeggianti coniugate con elementi in chiave moderna e di sicurezza degli anni ’80, anni turbolenti con la crescita del progresso in campo tecnologico e con esso il modo di vivere e di lavorare.

Da questi designer sono uscite auto dalle forme virtuose e immortali, come la Lancia Aurelia B 24, l’Alfa Romeo Duetto, la Lamborghini Miura, la Ferrari 308, la Testarossa, l’F40, la Lancia Delta Integrale, la già citata E-Type, le serie 911 della Porsche, per andare alle meno costose ma ugualmente affascinanti Mini, Maggiolino, Fulvia, per finire all’immortale Fiat 500, solo per citarle alcune e in minima parte.

Ebbene ad Automotoretrò possiamo respirare per qualche ora quell’époque, ammirando, numerose fuoriclasse, inavvicinabili sia fisicamente (per via del nastro rosso che delimita l’auto) che per i costi. Ma possiamo ammirare anche auto più alla nostra portata, magari l’auto che guidava papà o il nonno, oppure quelle con cui sgasavamo da fighi davanti alle ragazze, manco se fossimo Tony Manero in Saturday Night Fever, o quelle che sognavamo di guidare quando avevamo le chiome folte e nere, con i blu jeans a zampa di elefante (che ultimamente sono ritornati di moda), frastornati dalle musiche delle cassette inghiottite dallo stereo, rigorosamente estraibile, dei Beatles o dei Bee Gees, o per i più giovani Michel Jackson o Prince.

Venerdì non c’è stata una grande affluenza, ma ciò era prevedibile considerato che il venerdì è un giorno lavorativo, mentre il sabato il flusso è stato molto più consistente, soprattutto nel pomeriggio. Ciò testimonia che non solo i collezionisti o possessori di auto sono attirati dalle storiche, ma anche semplici appassionati che magari non hanno l’auto d’epoca ma sognano di averla, e che si aggiravano tra gli stand con gli occhi sbarrati ad ammirare quelle che possiamo chiamare opere d’arte.

L’interesse sulle auto d’epoca, oltre a quello che avete appena letto, credo che dipenda – ma questa è una mia personale opinione – anche dall’influenza di trasmissioni televisive come “Affari a 4 ruote” o a “Caccia di auto” di Wayne Carini  (peraltro presente in uno stand sotto forma di volantini sul parabrezza di alcune auto di una nota Azienda di vendita auto d’epoca, “Affrettati se non la compri tu la prendo io”, mi sembra che fosse la frase pronunciata come un fumetto dal baffone). Ma questa forma pubblicitaria, oltre ad aumentare l’interesse per le storiche, ha anche drogato al rialzo i prezzi del mercato, per cui degli “scassoni”, venduti a quotazioni alte e ben al di sopra del loro reale valore, si dimostrano poi delle costose fregature per gli ignari e avventati compratori.

Ma bando alle chiacchere, se desiderate vedere alcune auto presenti Automotoretrò 2022 cliccate qui.

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